Orientalismi: Delacroix, Klee e Boetti tra viaggio e alterità

Matteo Monaco, Anna Brancato

Abstract


Edward Said, nel suo Orientalismo: l'immagine europea dell'Oriente, sostiene che a partire dal XIX secolo si sviluppò in Occidente una visione idealizzata e stereotipata dell’Oriente. Questi stereotipi erano percepiti come immutabili, le differenze tra gli uomini erano considerate naturali, eterne e non soggette a modificazioni. I segni di questa retorica si percepiscono nella poetica di alcuni artisti dell’epoca contemporanea. In questo senso Eugène Delacroix in Marocco, Paul Klee in Tunisia e Alighiero Boetti in Afghanistan, compiono esperienze che comporteranno svolte significative di linguaggio, tecnica e poetica per la loro attività. Il tema del viaggio, infatti, che ha segnato la formazione di letterati e artisti nel corso dei secoli, fu ripreso a partire dal XIX secolo. Tra questi, il viaggio verso Oriente, inteso anche come viaggio nell’Africa settentrionale e nel Vicino oriente, ebbe grande rilevanza. Il saggio, che non la ha pretesa di essere esaustivo ma ha solo l’obiettivo di dare un contributo al tema della percezione dell’alterità, intende indagare in quale misura le opere di Delacroix, Klee e Boetti siano analizzabili attraverso la metodologia di indagine proposta da Said. Come uomini del proprio tempo, ognuno di loro ha una percezione diversa della cultura straniera a cui si approccia. Dagli appunti di Delacroix si respira il tono paternalistico del colonialista francese, sebbene egli goda della bellezza esotica del nord Africa e si ponga con una sincera e benevola apertura. Il viaggio in Marocco diviene per lui un’occasione per studiare dal vero una realtà differente da quella in cui aveva fino ad allora operato, attraverso cui incrementare il suo bagaglio figurativo. Paul Klee durante la permanenza in Tunisia, eleva il colore a elemento primario della sua ricerca, investendolo di un peso maggiore nell’economia dell’attività pittorica e ritenendolo portatore di una grande carica lirica. Alighiero Boetti dal 1971 intreccia un rapporto con l’Afghanistan che diviene indissolubile, concretizzandosi con la manodopera delle donne afgane che cuciono per lui le Mappe e, allo stesso tempo, provocando in lui l’interesse concettuale per altre culture. Mappe, bandiere, gioco del Safari con i figli piccoli, sono tutti elementi che testimoniano l’apertura verso l’Oriente dell’artista torinese, in un’epoca che si avvia verso la postmodernità. Nonostante le loro esistenze si collochino in un’epoca precedente la globalizzazione, le loro ricerche sono frutto di esperienze transculturali.

 


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DOI: https://doi.org/10.13133/2532-1994.14417

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Novecento transnazionale. Letterature, arti e culture / Transnational 20th Century. Literatures, Arts and Cultures
ISSN 2532-1994
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